Già otto anni or sono, cioè nel 2016, nel silenzio assordante della grande stampa italiana, un documento della Commissione Forze Armate del Congresso degli Stati Uniti ha preso atto della crescente attività di ricerca e sviluppo sulle Reazioni Nucleari a Bassa Energia (LERN) cui stavano dedicando risorse significative vari Stati, ed in particolare la Russia, la Cina, l’India ed Israele. Ma secondo la DIA (Defence Intelligence Agency) “Giappone ed Italia sono leaders in questo campo”.

La Commissione Forze Armate del Congresso americano però voleva saperne di più, in particolare sulle possibili utilizzazioni di queste Reazioni Nucleari a Bassa Energia e sulle conseguenti implicazioni per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ed aveva fissato una audizione per il mese di settembre di quell’anno, che si è tenuta però a porte chiuse.
In realtà le implicazioni economiche di un possibile utilizzo delle LERN sarebbero ben più concrete, immediate, e dirompenti di eventuali ed ipotetiche utilizzazioni militari. Lo riconosce la stessa Agenzia di Intelligence americana, là dove sottolinea, con tono allarmato, che “si tratta di un’energia rinnovabile, ultrapulita ed a basso costo e di una tecnologia dirompente, che potrebbe rivoluzionare la produzione e la conservazione di energia”.
Il Congresso degli Stati Uniti se ne accorgeva nel 2016, ma sette anni prima, cioè nel 2009, in Italia il Senato e subito dopo la Camera avevano votato un ordine del giorno, che entrò a far parte, come collegato, all’art. 14, della legge 99/2009, quella in cui il governo Berlusconi cercò di “sdoganare” l’utilizzo e la costruzione di centrali nucleari, bloccate e disattivate in Italia, dopo il disastro di Chernobyl, per una “pausa di riflessione” che dura ormai da 37 anni..
Ma ecco, in sintesi, il testo di quell’ordine del giorno firmato dai senatori Cagnin, Monti e Fruttero, ed approvato nella seduta del 12 maggio 2009.
“Premesso che le risorse energetiche rappresentano un bene fondamentale per lo sviluppo e la ricchezza di ogni Paese, e che l’Italia è costretta a sopportare pesanti oneri per la sua dipendenza energetica, che le misure proposte nella legge in discussione ponevano le basi per un piano energetico nazionale basato sulla diversificazione delle fonti, sullo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili, e sullo sviluppo del nucleare, in modo da riportare il costo dell’energia in Italia sui livelli degli altri Paesi europei, l’Ordine del Giorno sottolineava come “lo sviluppo delle fonte di energia nucleare rappresenta una grande opportunità di sviluppo per colmare il “gap” energeetico che l’Italia aveva accumulato,” e riconosceva che permanevano “alcuni nodi non espressamente disciplinati dalla legge in esame, primo tra tutti il problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi” ed affrontava infine, ecco il punto il tema delle nuove forme di reazioni nucleari, che in Italia venivano chiamate allora “piezonucleari” ed oggi si definiscono più generalmente “a deformazione spazio-temporale”, e che sono in sostanza le stesse che negli Stati Uniti chiamano LERN, cioè reazioni nucleari a bassa energia.
Ma ecco la parte dell’ordine del giorno approvato dal Senato, e divenuto parte dell’art.14 della legge n.99 del 2009.
“Nell’ultimo decennio in Italia sono stati condotti importanti studi sulle reazioni piezonucleari, sia nei liquidi che nei solidi, le quali possono essere prodotte da diverse fenomenologie, tra cui onde a pressione, onde d’urto, ultrasuoni, fratture, ecc.
I risultati della ricerca sulle reazioni piezonucleari potrebbero avere un forte impatto sullo sviluppo di tecnologie nucleari pulite, svolgendo un ruolo determinante anche in termini di smaltimento delle scorie radioattive”. L’Ordine del giorno perciò “impegna il Governo ad adottare, anche attraverso provvedimenti legislativi, idonee misure di sostegno finanziario per lo studio e l’applicazione industriale delle reazioni piuezo-nucleari scoperte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche nei liquidi a dal Politecnico di Torino nei solidi, e brevettate dal CNR”.
Dopo l’approvazione da parte del Senato un mese e mezzo dopo, cioè il 3° giugno 2009 un Ordine del giorno dal testo analogo, su presentazione dell’on. Aracu, è stato approvato dalla Camera.
Dunque: sette anni prima del Congresso degli Stati Uniti il parlamento ed il governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi si erano già mossi concretamente, decidendo di incrementare e finanziare gli studi di questa nuova forma di energia nucleare, cui gli Stati Uniti nel 2016 guardavano con interesse, e con malcelato timore, sia per gli ipotetici risvolti militari che per i dirompenti possibili effetti economici.
Purtroppo, come accennato, nel marzo 2011 il disastro della centrale giapponese di Fukushima, del tutto anomalo, perché conseguente ad un eccezionale maremoto, consigliò di sospendere per cinque anni la legge che, nella prospettiva di un nuovo piano energetico, ridava spazio anche alla costruzione di nuove centrali nonché a misure di sostegno per lo studio e l’eventuale applicazione industriale delle nuove forme di energia “ultrapulita” derivante dalla reazione piezo-nucleari. Va ricordato infatti che questo tipo di reazioni non emettono raggi gamma, e sulla base di esperimenti già compiuti, riducono in misura macroscopica i tempi di decadimento delle scorie radioattive. Da questo punto di vista esse potrebbero perciò risolvere il problema cruciale del trattamento delle scorie delle centrali nucleari, ma anche quello dei rifiuti radioattivi delle attività ospedaliere, ed avviare in questo campo su scala globale redditizie nuove attività.
Va ricordato infine che i cinque anni di sospensione della legge del 2011 sono scaduti ormai da otto anni. A rigore dunque quella legge è tornata vigente già dal 20016, anno in cui è terminata la sospensione quinquennale. Su questo aspetto, che pare ovvio, va consultato comunque l’Ufficio legislativo per un eventuale approfondimento.
.Non va sottaciuto che sulle reazioni nucleari a bassa energia sono sorte in questi anni polemiche veementi, che in Italia hanno investito anche coloro che si sono impegnati fortemente in questo campo, a cominciare da Fabio Cardone, del CNR, e dal prof, Carpinteri, del Politecnico di Torino, e che gran parte della scienza “ufficiale”, mostra forti dubbi al riguardo. Nelle acque ì intorbidate così diventa difficile distinguere il vero dal falso, ed il falso dallo strumentale.
Ma ben al di là di aspetti personalistici, vanno tenute presenti anche alcune considerazioni indiscutibili.
Prima considerazione: Le reazioni nucleari a bassa energia, (o a deformazione spazio-temporale, come oggi vengono chiamate in Italia) sono studiate in tutto il mondo. Sono stati impegnati in questi studi , con risultati positivi, in Italia, oltre al CNR illustri cattedratici professori di fisica. E negli Stati Uniti è stato riconosciuto e sottolineato questo nostro primato. Difficile immaginare che esse siano solo una sorta di immaginaria “pietra filosofale” e che, come si vuol sostenere, esse sono “impossibili”” o che “obbligherebbero a riscrivere i trattati di fisica, e la stessa formula della relatività di Einstein.”
Seconda considerazione: Gli effetti di un avanzamento positivo di questi studi e di un loro diffuso utilizzo per la produzione di energia elettrica sarebbero più che dirompenti. Essi infatti renderebbero obsoleto tecnicamente e non competitivo economicamente l’uso di idrocarburi. In altre parole: tutto l’attuale sistema energetico, coi suoi poderosi interessi, franerebbe nel giro di pochissimi decenni, come è accaduto, ma più lentamente, per il carbone. E cambierebbero anche l’attuale scenario geopolitico, costruito in larga parte sulla disponibilità di idrocarburi. Ed i primi ad essere economicamente fuori mercato sarebbero il petrolio ed il gas da scisti bituminosi, grazie ai quali gli Stati Uniti hanno riconquistato faticosamente non solo l’autosufficienza, ma anche un eccesso di disponibilità sul fronte energetico, che per i maggiori costi d’estrazione presuppone però un alto prezzo di petrolio e gas.
E’ facilmente immaginabile perciò che non solo i potentati economici globali, ma anch maggiori Paesi produttori ed esportatori di petrolio considerino questa possibile nuova fonte d’energia come un pericolo mortale, e si comportino di conseguenza. . Essa infatti, oltre ad essere “ultrapulita” (cioè non emette raggi gamma) non avrebbe nessuno dei pericoli potenziali del nucleare tradizionale, sarebbe realizzabile anche con impianti piccolissimi e diffusi, e sarebbe economicamente a costi bassissimi.
Che i detrattori di queste nuove reazioni nucleari abbiano al loro fianco esponenti della scienza “ufficiale” non sorprende di certo. Da sempre essa infatti sta con il potere.Un esempio tra i tanti? Negli anni settanta seicento e più geologi, radunati ad Instambul in un convegno, assicurarono che il petrolio sul pianeta era in via di esaurimento. Ciò ridicolizzava chi aveva qualche dubbio in proposito, e giustificava i forsennati rincari delle crisi petrolifere di quegli anni. Oggi mezzo secolo dopo, malgrado il consumo senza limitazioni di questi anni, le riserve petrolifere mondiali sono considerevolmente maggiori di allora. Il petrolio non solo non è finito, ma ce n’è almeno per un altro secolo, e di gas ce n’è per più secoli, e forse per un tempo indeinito.
Considerazione finale: l’Italia in passato ha vissuto tutta una serie di desolanti vicende che hanno visto gli scienziati e gli inventori italiani emigrare per poter realizzare all’estero le loro scoperte, o esserne defraudati per mancanza di mezzi finanziari. E’ la storia della radio (Marconi), del telefono (Meucci) dell’energia atomica (Fermi), del primo computer (Olivetti). Immaginiamo per un attimo cosa sarebbe oggi l’Italia se il primo reattore atomico ed il primo computer ed i conseguenti settori industriali fossero un primato italiano. Ed immaginiamo cosa sarebbe l’Italia di domani se l’Italia fosse il primo Paese al mondo a disporre, in esclusiva (Cardone mi ha confermato: “O noi la facciamo in Italia, o niente”..) di energia a bassissimo costo ed ultrapulita. In breve tempo la nostra economia sarebbe al primo posto in Europa, superando la Germania, che senza il gas a bassissimo costo dalla Russia è già in fase di deindustrializzazione. Sarebbe davvero imperdonabile se, dopo aver raggiunto una riconosciuta leadership a livello mondiale nella ricerca delle reazioni nucleari a bassa intensità, nel loro sfruttamento industriale l’Italia di oggi replicasse ancora una volta quell’atteggiamento autolesionistico che in passato ci ha privati dei frutti di alcune delle più grandi invenzioni dell’epoca moderna.
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