
Il turbine che sta scuotendo l’anima del mondo – l’intervento militare russo in Ucraina – è riuscito, nel breve volgere di un pugno di ore, a produrre salutari contraccolpi sociali e politici nei quattro angoli della
Terra.
Innanzi tutto ha infranto la pseudo-tregua (chiamiamola così) vaccinale, imposta alle masse già instupidite dalla pandemia riproponendo con forza e senza possibilità di percorrere vie traverse l’attualità perpetua e incombente della morte, accadimento ineluttabile per tutti gli umani. Non è poco. Soltanto una guerra a
due passi da casa con una minaccia nucleare poteva produrre una tale presa di coscienza. Non si tratta di immagini di Hollywood o manipolate da Netflix, né di “conflitti lontani, locali” (così descritti dai mezzi di
comunicazione infeudati all’anglosfera succube a sua volta di Tel Aviv, Washington e Londra), nello Yemen o in Siria, in Libia o in Iraq, o in Afghanistan o appena oltre Adriatico, in Bosnia, in Serbia: complice la
memoria del disastro di Chernobyl e l’allerta di Putin alla NATO, è la realtà che ha bussato alle porte di ognuno di noi.
In secondo luogo, nell’Occidente bombardato dalla propaganda- o meglio, per dirla con Platone, in un mondo ristretto in catene al quale era concesso soltanto osservare le ombre di una realtà distorta riflesse sullo sfondo di una caverna (o sullo schermo dei televisori) – si cominciano dischiudere migliaia, milioni di occhi già annebbiati dallo stato di servaggio e di impotenza, si soppesano le catene, si inizia a parlare di libertà, di terminarla con lo stato di prigionieri di colonie o di popoli satelliti degli atlantici. Non è poco. Soltanto una guerra a due passi da casa poteva risvegliare le coscienze di uomini liberi.
Ancora. Appare chiaro a tutti quelli che iniziano a ragionare con la propria testa – e non con quella dei disinformatori di massa e dei presunti “intellettuali” o “politici” o “scienziati” (sociologi, economisti), tutti vassalli della grande finanza e delle multinazionali atlantiche – la catastrofe determinata da un liberal-liberismo imposto ai popoli del mondo (la bontà, cioè della globalizzazione, delle delocalizzazioni, della svendita delle attività produttive nazionali, delle liberalizzazioni e delle “ristrutturazioni” che falciano il lavoro). Si è trattato di un’enorme trappola ordita dalla grande finanza predatrice per affamare le nazioni e fare profitti sulla loro pelle e coordinata dai vassalli del FMI e delle banche d’affari internazionali: quei banksters che – come in Italia – sono stati imposti alla guida degli Stati nazionali. I giochi di borsa con il
rialzo dei beni primari essenziali (dal gas al petrolio, al grano, ai metalli, a tutte le materie prime delle quali una società avanzata non può essere privata), le sanzioni-boomerang che penalizzano l’economia
nazionale, la grave crisi economica che incombe e terremoterà il presente e il futuro dell’Europa, è ora davanti ai nostri occhi. Soltanto una guerra a due passi da casa, con tanto di paventata ecatombe
planetaria, poteva svegliare le nostre anime.
E ultima, ma non l’ultima, nota: il conflitto russo in Ucraina ha spaccato in fronti contrapposti persone che, pur indicate quali componenti della stessa area di sensibilità politica (nessun riferimento agli esponenti di
partiti parlamentari: questi sono tutti schierati a prescindere con il padrone atlantico-sionista…),in realtà si schierano “a prescindere” dalle analisi sulla realtà in campo.
Per esempio, di fronte a una sinistra “democratica” e radicale seduta sulle poltrone del sottogoverno e del parlamento, si contrappongono intellettuali e quadri di sinistra in grado di analizzare e denunciare la reale situazione sul terreno: una Russia scampata alle attività angloamericane di spartizione e predazione messe in atto dalla comparsa di Vladimir Putin alla guida del Cremlino e ora decisa a non far avanzare oltre un dispositivo offensivo ostile – anche nucleare – NATO già giunto pressoché ai confini di Mosca a colpi di “rivoluzioni colorate” e di adesioni all’Alleanza atlantica. Sono poche centinaia di voci, ma esistono e sono sincere e concrete.
Non da confondere con gli ultimi comunisti, quelli duri e puri, che ricordano l’Urss e si dichiarano antifascisti e quindi si emozionano nel vedere issata su un carro armato russo una bandiera sovietica ignorando che si tratta del drappo di un reparto di assalto della II guerra mondiale. E lanciano lodi per la “denazificazione” putiniana diretta contro i “fascisti” dei battaglioni tipo-Azov o mercenari pro-ucraini. Rimuovendo la verità storica (i “banderisti furono dei nazionalisti non fascisti, e Bandera fu anche detenuto nella Germania di Hitler) e ignorando che anche Zelenski, il presidente-comico ucraino, saluti con il pugno chiuso e sventoli – lui ebreo… – una croce uncinata, pur chiamando alle armi la NATO e appellandosi agli angloamericani: nazioni che nella II guerra mondiale sono stati i veri nemici dell’Italia fascista e della Germania nazionalsocialista, nonché – gli inglesi – complici della strage di cosacchi e ucraini consegnati a Stalin. E nascondendo infine come le due repubbliche russofone e russo-etniche di Donetsk e Lugansk – vittime di otto anni di pulizia etnica ucraina – siano state definite dai nazionalisti di Kiev “repubbliche di Salò”.
O, per altro esempio, quel fronte (chiamiamolo di “sinistra nazionale” o di socialisti nazionali) che, forte di un’analisi geopolitica a tutto campo, non può che individuare chi è l’aggressore – la Nato, Washington con la sua volontà di bloccare una Germania, seguita da una serie di Paesi europei, diventata sempre più economicamente indipendente e “ponte” con Mosca, Londra e gli Stati-colonia tutti dell’Ue – e chi l’aggredito: quella Russia riuscita a svincolarsi dall’assedio e dalla conquista degli angloamericani dopo la fine dell’URSS. E non può non ricordare l’infinità di colpi di stato e di guerre d’invasione, occupazione militare, colonizzazione organizzati ed eseguiti da quello che Putin ha definito l’ “Impero della menzogna”,
gli Stati Uniti d’America, fin da Hiroshima e Nagasaki a oggi.
Qualcuno, sempre dei prezzolati dai media atlantici, giocando con le parole e con la serietà delle persone così dipinte, ha definito questi intellettuali e quadri non marxisti, di volta in volta “nazimao”, o
“rossobruni”, passando – per il loro militare a favore dei Palestinesi o della Libia di Gheddafi, o dell’Iran o della Siria del Ba’ath o dei Serbi – per “verdeneri”.
No. Si tratta soltanto di veri europei. Che via via, dal dopoguerra in poi si sono trovati assediati da stucchevoli steccati issati da amanti delle antitesi tra destra e sinistra, tra democratici liberal-liberisti e
democratici sovietisti, tra neo-post-fascisti e neo-post-comunisti radicali o no. E anche costretti a scostarsi da facili ammucchiate con chi, pur sbandierando una “posizione terza” si schierava via via con i desiderata del potere atlantico: i cristiano-libanesi alleati di Sharon contro i Palestinesi; gli sloveni, i croati e i bosniacchi protetti da Nato, Ue, Germania e Vaticano contro i Serbi; gli iracheni se anti-iraniani; i kuwaitiani se anti-iracheni; i talibani afghani se antirussi; gli occidentali se anti-iracheni; i curdi e i qaidisti/Isis se anti-iracheni, antilibici e anti-siriani; oggi contro la Russia o l’Iran obnubilati dalla propaganda occidentale (che non cambierà di un acca il risultato di quanto stiamo vivendo). Un fronte che oggi, di fronte alla vergognosa sudditanza occidentale ai padroni sionisti-angloamericani, non può che respirare aria pulita grazie alla decisione del Cremlino di rimettere ordine ai suoi confini. Che interrompe – speriamo per sempre, comunque per un bel po’ – la malefica costruzione di un ordine mondiale fondato sul mercato di uomini, popoli e merci, la globalizzazione.
Che riporta alla realtà le menti offuscate dai mercimonii umani firmati dall’American way of Life, riporta con i piedi a terra le vittime consenzienti della cultura consumista edonista e della società del virtuale e dello spettacolo che obnubila le menti. Che, a prescindere da un iniziale guadagno dei profitti e di rimessa in riga dei Paesi satelliti europei – costretti dall’anglosfera a rifornirsi di beni primari a costi altissimi nei mercati da loro controllati – infila gli angloamericani in un tunnel di cri. Anzitutto di potenza. Due terzi del mondo hanno visto una NATO – e i suoi padroni di Washington e Londra – costretta all’angolo, non più indecentemente e vergognosamente spavalda come fece nel 1999 contro la Serbia (quella sì, nel cuore dell’Europa…). E una Russia in grado di controllare nel giro di qualche ora non soltanto – e senza granché di perdite – quasi tutte le regioni orientali e le coste del Mar Nero, ma la stessa capitale ucraina Kiev, i cieli (oltre 90% della forza aerea di Kiev non esiste più) e di distruggere strani “laboratori chimici” e apparati industriali bellici ovunque nell’area nazionale ucraina. In tutti i casi un grave colpo alla credibilità di quella che ancora si ritiene “l’unica” superpotenza del pianeta.
Certo, il popolo italiano ne avrà dei danni. Certo, soffriremo una ulteriore grave crisi economica e finanziaria. Ma questo sarà soltanto a causa dei governi vassalli e non eletti, e dei parlamentari inutili e anche disgustosi (pensate soltanto a quell’impavido ‘comunista’ (sic) di D’Alema o del suo compare Mattarella, rispettivamente Pdc e ministro della difesa ai tempi dell’aggressione anche italiana contro Belgrado) che una massa cieca e succube del potente di turno ha accettato e votato per tenere in piedi questa dittatura democratica.
Ugo Gaudenzi (scritto il 2 marzo 2022)
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