
Sono 26 gli Stati USA, Texas incluso, tra l’altro sostenuti dallo stesso ex presidente Donald Trump e dal presidente della Camera Johnson, che si rifiutano di seguire le direttive di Biden e della Corte Suprema per il ritiro delle unità della Guardia Nazionale dai confini texani con il Messico, lì inviati per bloccare l invasione migratoria latino-americana.
Crisi del confine con il Texas: l’inizio del periodo dei signori della guerra americani?
Gli Stati Uniti sono potenzialmente sull’orlo di un momento spartiacque nella loro storia politica, alla vigilia cioè di una crisi interna che porterebbe ad una inimmaginabile secessione.
Il Texas, con il suo governatore Abbot ha apertamente sfidato l’amministrazione Biden e le richieste della Corte Suprema degli Stati Uniti che avevano ordinato di smettere di bloccare gli agenti federali – ritenuti da Austin/Dallas troppo permissivi nel lasciare varchi di ingresso illegale nel confine meridionale.
Invece di cercare di allentare silenziosamente il conflitto, Biden ha deciso di versare benzina sul fuoco, lanciando un ultimatum al Texas affinché restituisca il controllo sulla pattuglia di frontiera al governo federale entro questo venerdì, oggi.
Se il suo ordine verrà ignorato, come appare certo, Biden dovrebbe ricorrere all’esercito federale per sottomettere il Texas e ordinare addirittura alla Guardia Nazionale del Texas di rivoltarsi contro le autorità statali. Una mossa del genere si ritorcerebbe contro Biden e I democratici in modo spettacolare.
Nella migliore delle ipotesi, Biden uscirà da questa crisi ancora più debole di quanto lo sia stato finora. Nella peggiore delle ipotesi, le truppe americane si spareranno a vicenda.
Una nota storica sull indebolimento dei poteri centrali una superpotenza.

Nel 1991 i cittadini dell’allora URSS votarono per mantenere con uno statuto riformato, con maggiori autonomie, l’allora Federazione delle Repubbliche sovietiche. Il 76% approvò il nuovo testo.
Un anno più tardi L’URSS si dissolse.
Nel 2021 un incredibile 66% dei repubblicani statunitensi e un 50% degli indipendenti negli USA erano a favore di una secessione interna all’Unione, obiettivo che aggregava anche notevole favore tra i democratici della West Coast.
Una situazione – negli USA – apparentemente più precaria che quella dell’URSS del 1991.
Pur escludendo quest’ultimo scenario, negli USA è pacifico sia in atto una costante erosione del centro federale Washington. Dopo questo braccio di ferro con il Texas, la città federale rimarrà nominalmente la capitale, ma i suoi dettami saranno sempre più ignorati dalle autorità locali con le proprie milizie e basi di potere.
Non male, questa prospettiva, anche per gli Stati alleati-sudditi dell’Europa che potrebbero una volta per tutte farla finita con l’ eurocrazia di Bruxelles.
Complice un anno elettorale che si presenta orribile per i globalisti/liberaldemocratici sia per la corsa alla Casa Bianca e sia per gli equilibri nell’Europa dell’UE, chissà… forse… i popoli recupereranno un po’ di sovranità.
allosanfan
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