
È trascorsa una settimana da quando, a Parigi, Stati Uniti, Israele, Qatar ed Egitto avevano formulato un accordo in base al quale 40 ostaggi – tra cui donne, bambini, donne soldato, anziani e malati rapiti – sarebbero stati rilasciati da Gaza in cambio di una pausa di sei settimane nei combattimenti
Di contro, Israele avrebbe dovuto liberare 400 di detenuti palestinesi.
Hamas non era coinvolta nei colloqui ma suoi rappresentanti avevano anticipato l’ accettazione dell’accordo raggiunto a Parigi.
Il governo sionista ha tuttavia rigettato l’intesa raggiunta invocando un mancato accordo con Hamas sull’identità degli ostaggi israeliani rimasti nelle mani dei soldati di quellio che per i palestinesi è il governo legittimo di Gaza.
Anzi, lo stesso Netanyahu ha poi dichiarato che non soltanto l’accordo non sarebbe stato approvato dal suo governo ma che l’attacco contro la città di Rafah non sarebbe stato affatto sospeso perché l’obiettivo du Israele è quello di “arrivare alla sconfitta totale di Hamas” i cui militanti – sottolineano in Israele – si fanno scudi dei civili per compiere i loro atti bellici.
Mentre la prossima fase dei negoziati a Quattro proseguirà comunque in Qatar, a Mosca si sono riuniti in settimana i delegati dei dodici movimenti palestinesi di liberazione: da Fatah ad Hamas dal Fplp al Fdlp. E tra loro sarebbe stata raggiunta una linea di intesa comune su una sistemazione conclusiva su una forma di rappresentanza politica unitaria: da tempo infatti il mandato dell’autorità Palestinese presieduta da Mahmud Abbas in Cisgiordania è scaduto e non viene rinnovato (Fatah, infatti, teme una vittoria elettorale di Hamas anche on Cisgiordania).
È nelle more degli accordi di Mosca tra partiti palestinesi che si inquadrano dunque le dimissioni della leadership dell’Autorità Palestinese. Dimissioni dichiarate appunto in vista dei cambiamenti per la Palestina *Gaza e Cisgiordania) del dopoguerra.
II primo ministro dell’Autorità Palestinese (AP) Mohammad Shtayyeh ha infatti presentato le dimissioni collettive del suo intero governo per consentire la formazione di un ampio consenso tra i palestinesi sugli accordi politici dopo la fine della guerra. Le sue dimissioni devono però essere accettate dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmud Abbas.
Evidentemente il ritrovato percorso di un’unità tra palestinesi ha però preoccupato, e molto, Tel Aviv, ormai abituato a trattare le residue terre palestinesi come due colonie contro le quali operare separatamente con la violenza militare e con forzati nuovi insediamenti di sionisti (ebrei radicali) armati protetti dalle forze di Tsahal, le forze di “difesa” (sic) israeliane.
Così tra il governo dell’entità israeliana e Mosca – rea di aver ospitato i negiziati unitari tra partiti palestinesi (che Tel Aviv non definisce certo ‘patrioti’ ma ‘terroristi ) – si è giunti ad un passo dalla rottura delle relazioni diplomatiche.
Se dalla parte russa, infatti si è duramente condannato l’attacco genocida israeliano contro la popolazione di Gaza, da parte israeliana si è dell’oratorio con toni assai duri le dichiarazioni pro-palestinesi di Mosca giungendo per ritorsione a dichiarare Israele “alleato dell’Ucraina” contro la cosiddetta “aggressione russa”…
Da parte nostra non possiamo che sottolineare come le due guerre in corso, quella di difesa russa dell’identità nazionale delle regioni ‘ucraine’ (in lingua slava le krajne sono i ‘territori di frontiera’: in questo caso della Russia), e quella più che trimillenaria tra palestinesi – filistei- ed ebrei, non sono altro che due guerre di liberazione nazionale di popoli (il russo e il palestinese) contro entità estranee e prevaricatrici.
Un’ulteriore precisazione: queste due guerre hanno provocato nel mondo una collettiva salutare presa di coscienza della presenza di un ‘ordine mondiale’, quello occidentale, unipolare, ormai in frantumi e ad un passo dall’ essere sostituito da un sistema di relazioni internazionali paritarie multipolari.
u.g.
(nelle foto il Golan siriano, la Cisgiordania e Gaza, territori palestinesi più recentemente occupati o comunque dominati da Israele)
Lascia un commento