
L’Europa di Napoleone
Sommario. Un blocco “granitico”, formato da patrie e popoli, che avrebbe garantito un percorso storico e politico totalmente alternativo alla squallida aggregazione di stati, come l’Europa è concepita nei nostri giorni.
Un modello partorito da un sistema internazionale bancario e capitalista, nemico di ogni processo autenticamente unitario. L’Europa della Nato, schiavizzata da Usa e Gran Bretagna, con la complicità dei governi conservatori e reazionari, non più in grado di svolgere alcun ruolo a livello internazionale. Tra i movimenti che si sono ispirati al progetto napoleonico dell’Europa delle Patrie e dei Popoli, ricordiamo i risorgimentalisti (Mazzini e Garibaldi), socialisti libertari (Pisacane), federalisti illuministi (Cattaneo), “sansepolcristi” diciannovisti (fascio primogenio formato da intervetisti fiumani di D’annunzio, futuristi di Marinetti, repubblicani di Balbo, sindacalisti rivoluzionari di De Ambris e Corridoni, socialisti massimalisti di Bianchi e anarchici di Arpinati), sinistra nazionale (Malaparte).
Nel corso del quindicennio napoleonico l’Europa assiste ad un processo di aggregazione territoriale e di ammodernamento amministrativo, che risponde alla nuova istituzione dell’età rivoluzionaria e in parte al disagio rivoluzionario di Napoleone. Già nel corso della prima campagna d’Italia è evidente come l’allargamento dell’orizzonte rivoluzionario oltre i confini della Francia e l’idea di affratellare i popoli europei nei nuovi ideali di libertà e di uguaglianza rispondono ad un preciso progetto: “quello d’Europa delle patrie e dei popoli”.
Già nelle complicate trame diplomatiche che tornano, con il trattato di Campoformio e gli accordi di Rastatt, al rimaneggiamento della carta politica dell’Italia e della Germania e successivamente nella campagna d’Egitto, appare chiaro che è di nuovo in atto un confronto tra le grandi potenze europee che rimette ancora una volta in discussione gli equilibri continentali. L’Inghilterra, L’Austria e la Russia si presentano, quindi, come interlocutori e avversari di una Francia impegnata a dare vita ad un impero (ci troviamo nel 1804) che risponde all’esigenza di una forte e ampia unità territoriale, che sia in grado di assicurare oltre ad un sufficiente respiro economico, una forte coesione politica e militare, nel momento in cui la natura globale e planetaria del conflitto con l’Inghilterra assume il suo massimo rilievo.
Al blocco europeo viene affidato un duplice compito, da un lato creare un grande mercato protetto, avviando dei processi di modernizzazione imprenditoriale che si giovino anche del diretto aiuto dello stato, dall’altro piegare l’industria inglese, sottraendole il naturale sbocco sul continente.
L’esperienza napoleonica, in ciò che essa rappresenta sul piano dell’eccezionalità eroica, del culto delle passioni individuali, del sentimento di patria e di nazione, risulta decisiva per la formazione del mito di una nuova Europa.
I GIACOBINI de LA TORRE
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