Italia:si riparla di Uranio Impoverito

In questi giorni in Sardegna, il procuratore della Repubblica di Lanusei ha dato disposizioni affinchè vengano riesumati i corpi di 18 pastori morti tra il 1995 e il 2010 a causa di tumori, tutti accomunati dal fatto che portavano al pascolo le greggi nella zona dove si trova il poligono Nato-interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra. La decisione è avvenuta dopo che l’Asl locale aveva segnalato che molti allevatori erano morti di leucemia e che parte del bestiame era nato deforme.Gli accertamenti scientifici sono stati affidati al Prof.Evandro Lodi Rizzini, fisico nucleare dell’Università di Brescia e del Cern di Ginevra.

Sull’argomento Uranio Impoverito Federico Dal Cortivo per Rinascita ha intervistato il Generale di Brigata ( ris)dell’Arma del Genio dell’Esercito italiano Fernando Termentini, che vanta una ventennale esperienza nel settore della bonifica di Ordigni Esplosivi e mine in varie aree del mondo

D: Generale Termentini lei è considerato un grande esperto di esplosivi e che ha condotto studi approfonditi sull’utilizzo di munizionamento contenente Uranio Impoverito, la questione DU ritorna proprio in questi giorni alla luce dei riflettori con il caso Sardegna.Cosa ne pensa dell’iniziativa del Procuratore della Repubblica di Lanusei Dott. Fiordalisi di far riesumare i corpi di 20 pastori deceduti tra il 1995 e il 2010 tutti accomunati dall’aver condotto le greggi al pascolo nei pressi del poligono militare di Salto di Quirra? Non è la prima volta che i poligoni Nato in Sardegna sono al centro dell’attenzione a causa di decessi poco chiari, anche tra il personale militare in servizio .

R:Non conosco dettagli di quanto abbia potuto leggere sugli organi di stampa, per cui non posso rispondere in maniera oggettiva. Sull’iniziativa del Procuratore della Repubblica quindi non posso assolutamente esprimere il mio parere tecnico a meno di esprimere qualche perplessità sul possibile ritrovamento di tracce di radioattività se questo è uno degli scopi. Forse un’analisi del terreno potrebbe avere una maggiore valenza.

D:L’utilizzo delle varie “ servitù militari” nell’isola da parte della Nato e della VI Flotta Usa può ingenerare il sospetto o meglio la certezza che siano stati usati proiettili o bombe contenenti DU, anche se conferme ufficiali non sono mai state fornite? Lo confermerebbero forse i sospetti sorti a causa delle varie patologie tumorali riscontrate tra i morti, troppo simili a quelle dei militari morti nei Balcani o in altre zone operative.

R:Come risposto alla precedente domanda. Non dispongo di elementi di conoscenza tali che mi possano permettere di esprimermi correttamente.

D:Lei parla nei sui studi che più che l’elemento radioattivo in questo tipo di armi, è significativo quello tossico come possibile causa principale di morte, ci può parlare brevemente delle conseguenza ambientali che spesso sono sottaciute,ma che rivestono un importanza non inferiore a quelle dirette sui militari in quanto che colpiscono la popolazione civile .Sulla Serbia tutt’ora permane il silenzio, e poco e nulla trapela sull’Iraq ad esempio,eppure queste due nazione hanno subito attacchi aerei indiscriminati.

R.Confermo. All’atto dell’impatto sul bersaglio o su qualsiasi altra superficie, un proiettile al DU si polverizza producendo fra l’altro ossidi di uranio e nanoparticelle di metalli pesanti ad elevata tossicità chimica. E’ presumibile, anche, che nello stesso momento si abbia la produzione di radiazioni ionizzanti. Inoltre, le proprietà del DU di avere un’elevata autocombustione (pirofilia) fanno sì che all’atto dell’impatto su una superficie metallica il metallo fonde e “sublima” in particelle microscopiche di metalli pesanti molte delle quali raffreddandosi assumono forma sferica. Qualcosa di analogo avviene quando e se proiettili al DU vengono distrutti nelle operazioni di bonifica del territorio mescolati ad altro munizionamento bellico convenzionale. Inoltre, se un proiettile rimane sul suolo integro o solo si frantuma nell’urtare il terreno può spandere frammenti di varie dimensioni di Uranio Impoverito, microemittenti radioattive, sicuramente di bassissima intensità, ma che comunque a contatto delle falde acquifere o se ingerite da animali potrebbero entrare nella catena alimentare con conseguenze tutte da accertare.

Comunque mi sia concesso un “pensiero ad alta voce” : se la normativa mondiale obbliga particolari procedure per l’eliminazione delle scorie di DU considerandolo materiale inquinante, PROBABILMENTE SI E’ CERTI CHE UNA DISPERSIONE INCONDIZIONATA E NON PROTETTA NELL’AMBIENTE POTREBBE ESSERE PERICOLOSA.

D:Generale,che ne pensa della famosa Commissione Mandelli, i cui dati sono stati a più riprese contestati da Falco Accame (Falco Accame contestò da subito i risultati della “Commissione Mandelli”anche sulla base del numero di personale preso in considerazione che risulta in circa 27.000-30.000 uomini inviati nei Balcani, arrivando addirittura a 43.000 comprendendo Albania , Croazia,Macedonia e Slovenia. Invece, sostiene Accame, bisognava prendere in considerazione solo una piccola parte del personale impiegato in particolare in Bosnia, dove non sono state adottate protezioni,a differenza del Kosovo che a partire dal 22 novembre 1999 seguendo le disposizioni impartite sono state invece adottate. Questa incongruenza di base inficia quanto dichiara nella Commissione Mandelli,perché bisognava tener presente il numero reale dei militari impegnati esposti, che andava messo in rapporto con il numero di casi registrati di possibile contaminazione.

presidente dell’Associazione vittime arruolate nella Forze Armate e dal Prof.Lucio Bertoli Barsotti dell’Università di Torino che denuncia errori statistici nel calcolod elle vittime (C’è un errore statistico nell’analisi operata da parte della Relazione Mandelli. In particolare questo errore non permette alla Commissione di rilevare l’effettiva “significatività statistica” del numero di casi di Linfoma di Hodgkin (cioè il fatto che tale numero è abnorme rispetto all’incidenza spontanea della malattia ed è ragionevolmente inspiegabile alla luce del solo effetto del caso) nel gruppo di militari considerato).

Faccio riferimento al testo della “Relazione preliminare” della Commissione guidata dal professor Franco Mandelli, istituita dal Ministero della Difesa per indagare sull’incidenza di neoplasie maligne tra i militari impiegati in Bosnia e Kossovo, e pubblicata sul sito del Ministero della Difesa Come forse e noto, si tratta di uno studio ancora in fase di evoluzione. Tuttavia le conclusioni preliminari in merito ad una “non significatività statistica” del numero di casi per quel che concerne, in particolare, il “linfoma di Hodgkin” – la forma tumorale che doveva aver destato maggior sospetto, per l’anomalo numero di casi osservati -, fra i militari, sono state acquisite agli atti e rese note all’opinione pubblica attraverso i media, giornali, radio e tv (insomma una sorta dì messaggio nella direzione del “cessato allarme”).

La Relazione della Commissione Mandelli (CM) presenta il numero di ‘”casi attesi” e di “casi osservati”, per ciascuna patologia tumorale, in due tabelle, la numero 8 e le numero 9. Esse si riferiscono rispettivamente a due possibili approcci al conteggio dei casi di patologia: il primo consideratuttii militari, mentre il secondo ne selezionauna parte, ipotizzando per la malattia un periodo di latenza di 12 mesi prima di manifestarsi. Ora, il fatto è che dai dati riportati nelle tabelle si evince che (la CM evidentemente non se ne avvede a causa di alcuni errori metodologici nell’elaborazione) per quanto concerne il LHsussiste un significativo eccesso di casi osservati, sia nel gruppo di tutti i militari, che nel sottogruppo che si ottiene ipotizzando il periodo di latenza della malattia(inutile aggiungere che la persistenza di tale esito di significatività è anch’essa “significativa”).

R:Anche in questo caso non ho approfondito il contenuto specifico dei documenti in questione e quindi non posso esprimere un parere completo.

Mi limito però a far osservare che forse le campionature scelte a suo tempo sono in parte limitative in quanto sarebbe stato auspicabile che l’indagine fosse estesa anche ad altri campioni presi da chi poteva aver frequentato aree altamente inquinate che oggi possiamo sicuramente ritenere oggetto di fuoco con munizionamento al DU. Fra tutte “l’area della mattanza” in Kuwait dove nel 1991 furono distrutte intere colonne irachene in ripiegamento, aree della Somalia soggette a fuoco dei cannoncini del C-130 armato ed anche, a titolo di esempio, altre zone dell’IRAQ, dell’Afghanistan o della Serbia su cui sono stati lanciati missili Tomhawak ho oggetto di fuoco degli aerei A10. Inoltre sarebbe stato forse ancora più completa un’indagine statistica effettuata anche scegliendo campioni scelti per macrotipologia di incarichi professionali oltre che delle aree di operazioni.

D: in una sua intervista rilasciata nel 2001 al Il Giornale, lei avanzava il sospetto che nelle armi con Du fosse presente Uranio Semi-impoverito,ben più pericoloso, invece di quello tradizionalmente impiegato, di cosa si tratta?E potrebbe essere stato usate anche nei poligoni Nato in Italia?

R:Per quanto attiene alla seconda parte della domanda lascio ad altri le ipotesi. Per quanto concerne alla possibilità che qualche partita di munizionamento al DU possa essere stata inquinata anche da tracce di plutonio l’ipotesi non è del tutto fantasiosa se si tiene conto dell’origine del DU. Il materiale, infatti, fa parte delle scorie radioattive dei processi di arricchimento dell’uranio fra cui talvolta può esserci anche plutonio, per cui non è troppo azzardato pensare che una scelta non appropriata ed attenta del materiale da utilizzare per il prodotto bellico possa aver portato ad utilizzare DU “sporco di plutonio”.

D: Nei Balcani lo Stato Maggiore evitò d’informare per tempo i nostri soldati sulla pericolosità del DU,nonostante fosse stato accertato il loro uso nella prima guerra del Golfo e poi in Somalia, secondo lei tutto ciò fu dovuto a pressapochismo oppure ad altro, visto che tale atteggiamento di chiusura alla ricerca della verità permane anche oggi?Eppure una circolare del Comando logistico della Forze Armate Usa,come rese noto Falco Accame, che porta la data dell’otto ottobre 1993, fissava una serie di test medici per militari statunitensi operanti nella missione in Somalia, nel caso di esposizione prolungata al Du.

R:Credo che quanto a cui Lei fa cenno ed avvenuto a ridosso della guerra dei Balcani debba essere ormai qualcosa che fa parte di un passato caratterizzato forse da un approccio al problema troppo semplicistico da parte di qualcuno ma non doloso. Per quanto a me noto non mi sembra, invece, che oggi ci sia ancora da parte delle Autorità Militari una chiusura a parlare ed affrontare tematiche collegate al problema specifico. Lo dimostra se non altro la sensibilità dell’Amministrazione nei confronti di chi è incappato in problemi fisici derivati da attività operative in aree a rischio e difficili, aggravati in taluni casi dalla possibile presenza del DU. Per quanto attiene alla 2^ parte della domanda posso solo riferire che ad ottobre del 1993 ero in Somalia con il Contingente italiano, mi occupavo tra l’altro della bonifica di ordigni esplosivi, ma per quanto a me noto in quel periodo non ho mai saputo nulla sulla circolare USA né tantomeno sui test medici.

D:Generale lei è stato a conoscenza dell’operazione nome in codice“ Vulcano”? Nel 1996 soldati italiani distrussero un quantitativo considerevole di munizioni contenente Du in Kosovo, dei 14 che componevano la squadra 8 si ammalano, 3 muoiono di cancro e altri generano figli deformi.

R:So che c’è stata l’Operazione Vulcano in occasione della quale sono stati distrutti migliaia di ordigni bellici. Sono venuto anche a conoscenza dei problemi a cui lei fa cenno circa le malattie che hanno coinvolto alcuni nostri militari che in quelle occasioni hanno partecipato ad attività di bonifica del territorio da ordigni bellici.

D: Nelle altre nazioni che fanno parte della Nato come è stato affrontato il problema nelle varie Forze Armate? Negli Stati Uniti ancora oggi migliaia di reduci aspettano ancora un risarcimento per gli effetti dell’” agente arancione “ in Viet Nam, mentre il governo non ha mai un ammesso un nesso tra causa effetto Du e morti ,lei che opinione ha al riguardo? E’ possibile che si preferisca tacere pur sapendo che i propri soldati sono esposti a rischi mortali? Che interessi ci sono in ballo?

R:Per quanto a me noto non esiste una normativa standard ma vari provvedimenti applicati dalle singole Forze Armate nazionali. In ogni caso anche in questo caso non conosco i dettagli per cui non posso dare una risposta sui dettagli.

D:Ed invece come si sono mossi gli europei? Se è vero che il quotidiano Times a suo tempo rivelò che fin dal 1991 Londra sapeva tutto sull’Uranio impoverito, grazie ad un rapporto stilato dall’Osservatori sulla Sicurezza Nucleare e che all’epoca della prima Guerra del Golfo l’autorità per l’energia atomica presentò a Dowing Street un documento che affermava che “ maneggiare munizioni di metallo pesante pone alcuni rischi potenziali, come contaminazione tossica e radioattiva durante le battaglie”.Ciò nonostante il governo minimizzò la cosa. I morti britannici dopo quella guerra furono 521 e oltre 5 mila quelli che hanno contratto malattie( fonte Ass.Reduci Guerra del Golfo).

R:Conosco la serie di rapporti a cui lei fa cenno e concordo su quanto scritto si rischi indotti da alcuni episodi della Prima Guerra del Golfo. Non dispongo di elementi che mi possano far concordare o dissentire su quanto riportato dal Times sulle iniziative governative inglesi ma concordo sul concetto del “rischio da contaminazione tossica” aggiungerei di natura chimica ed indotta da alta concentrazione di metalli pesanti.

Intervista a cura di Federico Dal Cortivo

12 Aprile 2011 Rinascita

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