Il forzato insediamento sionista in Palestina – frutto degli accordi di spartizione del mondo dopo la 2GM tra Stalin, Churchill e Truman – ha però rotto definitivamente il delicato equilibrio nella regione raggiunto dagli ex territori del crollato impero ottomano e sottoposti dopo la 1GM alla protezione coloniale franco-inglese, fonte di sanguinose rivolte.
Dopo la ‘Nakba’ – la catastrofica nascita dell’entità sionista, benedetta dal voto praticamente umanime delle Nazioni Unite – Israele ha cominciato ad incendiare le polveri in Libano, primo Paese di rifugio delle espulsioni di massa dei palestinesi dalla propria terra occupata, con il quale mai era stato firmato un trattato di pace. Intervenendo via via in sostegno dell’una o dell’altra fazione perseguendo il proprio ‘divide et impera’.
Fino alla militarizzazione del Sud del Libano pro-israeliana (diretta e poi tramite milizie al soldi di Tel Aviv) e all’invasione del 1982 con assedio di Beirut e relative stragi.
Un sud del Libano, quello per anni occupato da Israele o da milizie filosioniste (dove peraltro staziona da decadi una inutile forza di interposizione dell’Onu: Unifil) abitato da una maggioranza di libanesi di fede sciita che, proprio nel 1982, si organizzarono nel ‘partito di Dio, appunto Hizbollah.
Israele è contro il Libano, contro Hizbollah, partito politico-combattente estremamente superiore dal punto di vista militare ad Hamas. Nel 2006 Israele ha perso clamorosamente la guerra contro Hizbollah e questo ancora non è stato digerito dal vertice sionista. Una sconfitta che è una delle cause del continuo confronto israelo-libanese su vari teatri di guerra regionali.
Oggi assistiamo ad una nuova fase bellica, estremamente pericolosa. Voluta da un criminale, Netanyahu che, non riuscito a eliminare (come dichiarato un anno fa) il nemico palestinese Hamas, cerca ora di trasformare la sua guerra a Gaza in una guerra regionale con atti terroristici in Libano, in Siria e contro l’Iran, che è il vero obiettivo. Tel Aviv parla di Hizbollah ma il suo mirino è da tempo puntato verso Teheran.
Una guerra contro l’Iran imporrebbe ai Lord protettori dell’entità sionista alla guida di Washington, di Londra e delle loro colonie d’Occidente, di intervenire in prima persona.

Decisione pericolosa assai per loro stessi e per tutta l’umanità.
u.g.

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