Come (a qualcuno) noto, chi scrive o riporta gli scritti di sodali, amici o compagni di strada, sui vari social è da sempre, e totalmente, a favore della Palestina, del Libano e di ogni nazione perseguitata, umiliata, e offesa o comunque gelosa della propria indipendenza e sovranità rispetto al globalismo livellatore e coloniale atlantico.

(Già… la Palestina, il suo popolo. Probabilmente saremmo stati a suo favore, a favore dei Filistei, già dai tempi dell’invasione di quella terra da parte di una tribù che dichiarava quella terra altrui, ‘propria’: perché ‘promessa’ da un dio. Per quel che ci riguarda, in ogni caso, almeno fin dal 1967, quando quella nazione fu vittima della ‘guerra preventiva’ sionista e di una nuova grave decapitazione territoriale.
Fu allora che, nella prima azione di guerriglia antisionista di al Assifah, l’allora braccio armato di Fatah, nella Palestina occupata, donò la sua vita a quel popolo martire Roger Coudroiy, militante della Giovane Europa, detto dai fedayin ‘as Saleh’, il Giusto.
Due anni dopo promuovemmo pubblicamente a Roma il ‘Comitato di solidarietà con il popolo palestinese’ con sede in una proprietà diplomatica araba e con amico e compagno di lotta Wail Zwaiter, addetto stampa presso l’ambasciata libica (con lui celebrammo, nelle prime ore del settembre ’69, l’avvento di Gheddafi alla guida di Tripoli), portavoce ufficiale del movimento palestinese in Italia, poi assassinato da una squadra del Mossad mentre rientrava nella sua abitazione romana.
Allora eravamo una voce nel deserto. Nelle manifestazioni anti-Nixon, anti-Kissinger, del tempo alcuni corifei della ‘nuova sinistra’ (sic) scambiavano la bandiera palestinese per un mosaico ‘clandestino’ di quella italiana o addirittura confondevano Palestina con Palestrina… evidentemente succubi del veto del pci (Terracini artifex) sul conflitto-chiave del Vicino Oriente.
Pochi, anzi rarissimi, i sodali del popolo palestinese. Qualche raro uomo libero di fede socialista a latere dell’allora psi, un gruppo di eretici tradizionalisti, i nostri socialisti di popolo.
Nelle decadi successive la kefja ha avuto un sussulto di consensi tra i giovani -oggi molto meno tali – delle due estreme. Sia di sinistra che di destra.
Intanto la tragedia scorreva, si ripeteva, con noi sempre lì, vicini – con la mente, con il cuore, e anche con le azioni – a quel popolo offeso. Tra guerre di rapina e invasioni/occupazioni predatorie sioniste di terre altrui (Siria, Egitto, Libano), raid mortali, genocidi collettivi, assassinii mirati nel mondo, da Intifada a Intifada, fino all’attuale stadio di ‘soluzione finale’, di pulizia etnica totale, a Gaza e a Ramallah, a Tiro, Sidone, Baakbeck, Beirut e Damasco…)

A fianco inoltre e dunque – e non da ora – della Russia autentica, ormai libera sia di un’ideologia-spazzatura come quella Sovietica, lì imposta, nel XX secolo, da un nugolo di apolidi ben attenti a non spezzare i legami con i banksters dell Alta Finanza, e sia di un futuro coloniale che, successivamente, le plutocrazie occidentali hanno tentato – fortunatamente invano, grazie all’ascesa al potere di un uomo come Putin – di imporre a Mosca.

Una nazione, la Russia, quella attuale, tornata a non rinnegare le sue radici ancestrali, le sue origini norrene e slave, e il suo diritto naturale, culturale, civile, storico, di fa parte integrante della più grande Europa alla quale noi tutti apparteniamo.

A favore della Russia, dunque, soprattutto ora che l’Occidente – anglo-us-raeliano, democratico, woke, dirittoumanista, liberal-predatore e neocoloniale – ha smesso i suoi abiti da ‘esportatore di libertà’ in prima persona e le sue rivoluzioni ‘colorate’ per imporre ovunque la sua fantastica ‘società aperta’.

Un’ “anglosfera” (uso questa definizione con somme scuse agli angli, ai sassoni e ai normanni…) che ha iniziato – baldanzosa e arrogante come se nulla siano state le fuga dall’Afghanistan, l’addio a Baghdad, le ritirate in Siria e gli schiaffi ricevuti qua e là nel mondo – a percorrere con il suo braccio armato, la NATO, la strada della ‘guerra per procura con carne ucraina’ per avere ragione di quell’”orso” che non vuole, chissà perché rinunciare alla propria libertà.

Un’anglosfera che dirige purtroppo anche l’ orchestra di camerieri posti a dettare legge – a popoli schiavi o gurkha ormai fieri delle catene atlantiche – nelle colonie atlantiche, Italia sciuscià inclusa, loro sottomesse dopo la Seconda Guerra Mondiale o quelle dell’est europeo acquisite all’indomani del crollo dell’impero sovietico.

Un’anglosfera che nel nostro Vicino Oriente e nella nostra Europa dell’est – utilizzando gli apparati bellici occidentali e i suoi gendarmi, le due entità imposte in tempi differenti (Nakba e Maidan) a controllo e ‘normalizzaziine’ delle rispettive aree – sta giocando a scacchi con la guerra globale, nucleare, finale.

Ecco perché ogni passo, o anche il minimo atto, in grado di indebolire – o, meglio, tranciare – gli artigli del cieco predatore atlantico è il benvenuto. Da qualsiasi parte giunga: tantopiù se da privati cittadini senza alcun partito o gruppo di pressione alle spalle che si sono autotassati, con tanti piccoli contributi personali, per una campagna di pace con la Russia. Fatta di semplici manifesti.
Non a caso vietata, boicottata da amministrazioni di sinistra, o radicaleggianti o da esponenti, anche parlamentari, di partiti “tolleranti”, “democratici”, amanti di quella carta costituzionale che, toh, “ripudia la guerra”.

Ugo Gaudenzi

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