Ahmed al-Sharaa, vero nome di al-Jolani, non è un “homo novus” della politica siriana.
Suo padre, Hussein al-Sharaa, era un nazionalista arrestato nel 1963 durante la rivoluzione che portò al potere il Ba’th. Si rifugiò in Arabia Saudita, dove nacque suo figlio, prima di tornare in Siria.
Lo zio di al-Jolani, Farouk al-Sharaa, fu ministro degli esteri siriano tra il 1984 e il 2006, ricoprendo il ruolo di vicepresidente della Repubblica Araba Siriana tra il 2006 e il 2014, in piena guerra civile.
Con questi collegamenti non sorprende che ora in Siria vi sia un governo composto da ex-Ba’th “pentiti” e HTS.
A tutti gli effetti quello che è accaduto nelle scorse settimane non è la vittoria della “primavera Araba” del 2013, ma un vero e proprio golpe sostenuto da elementi interni all’apparato militare, istituzionale, burocratico e di intelligence desiderosi della normalizzazione delle relazioni con l’Occidente e Israele.
È stato un complotto che ha avuto come mandante l’alta borghesia siriana desiderosa di mettersi al servizio dell’Occidente, per meglio tutelare le sue ricchezze divenendo “compradora”, e i cui agenti materiali sono stati i militanti islamisti di Idlib.
All’interno del Ba’th e dello Stato siriano si è svolta una feroce lotta politica tra due linee espressione di due interessi di classe contrapposti: una basata sulla costruzione socialista, sulla difesa dell’indipendenza nazionale e degli interessi delle classi popolari; l’altra basata sulla soppressione del percorso socialista, sull’asservimento all’imperialismo e sulla difesa degli interessi di rentier e speculatori.
Errori e debolezze hanno portato la vittoria, per ora, alla seconda linea. Ciò che riserva il futuro è al momento incerto.

Fonte: Contronarrazione

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