Come ogni anno, la retorica del 25 Aprile ci lascia indifferenti.
Libertà è una parola sospetta, ormai, e ognuno alla bisogna la evoca, anche quando per pudore, buon gusto, buon senso ed igiene, sarebbe il caso di astenersene.
I nonni che hanno fatto la resistenza o la Repubblica di Salò non hanno eletto nessuno a loro portavoce, e la loro personale esperienza non si capisce come giustifichi, legittimi, renda più credibile o sensata l’opinione di chicchessia. Perlopiù ci si continua a riempire la bocca di parole malmeditate e concetti mai approfonditi.
Si parla di libertà, democrazia, rivoluzione, dittatura, fascismo e chi solitamente esige competenze per poter aprire bocca, è il primo che permette a se stesso di pronunciarsi a cuor leggero su questioni fondanti. Il 25 Aprile è di diritto la sua giornata.
Perchè il 25 Aprile è il giorno del bianco e del nero, delle verità confezionate e tagliate con l’accetta, dei vincitori eterni e dei vinti maledetti.
Non è il giorno in cui ricordare il compromesso, nè quello in cui si celebrano le intenzioni poco limpide, nè si rimembrano le alternative scartate e le scelte patite.
Dal 25 Aprile è bandito il dubbio che forse forse non si sa bene chi abbia vinto in realtà, se la nazione o l’ospite.
Guai a parlare di guerra civile, poi, perchè l’ “altro” non è un essere umano, figurarsi un cittadino.
Il 25 Aprile è il giorno degli italiani, perchè chi non si riconosce nell’ordine che è scaturito dalla “liberazione” non è per definizione italiano.
Enunciato perfetto, come è perfetta ogni tautologia, e imperfetta la realtà.
Liberateci davvero, una buona volta, ma dalla retorica del 25 Aprile.

Weltanschauung Italia

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