Chi difende oggi le ragioni dei paesi aggrediti a vario titolo dagli USA (la lista è infinita) viene frequentemente tacciato di essere “antioccidentale”. Etichettature del genere come altre simili (es.: “rossobruno”, “no-vax”, ecc.) hanno il grosso vantaggio di essere sufficientemente vaghe e confuse da pensare che chi le formula abbia in mente qualcosa, mentre di norma ha solo una marmellata di “sentito dire”.
Tecnicamente io credo che oggi un abitante del continente europeo che abbia rispetto di sé stesso DEBBA avere una disposizione “antioccidentale”, purché ci si intenda chiaramente sul termine.
L’Occidente non è un luogo geografico, né culturale. L’Occidente è una categoria di valore geopolitico che evita ogni riferimento ad una specifica tradizione culturale. Al posto di tradizioni culturali ha una tradizione geopolitica radicata nelle varie forme dell’imperialismo anglosassone (dall’impero britannico a quello americano). “Occidente” è ciò che accomuna Europa e Commonwealth nella fase del trionfo capitalista. E ciò che accomuna queste aree del mondo è il fatto di essere state dominate negli ultimi due secoli da una politica asservita all’economia, e da un’economia asservita ad oligarchie finanziarie. Il suo principale esito geopolitico è stato l’imperialismo di tipo talassocratico, cioè un imperialismo fondato sul dominio marittimo, che è dominio delle rotte commerciali, un dominio volto non ad “espandere una civiltà”, ma ad espandere il proprio potenziale di sfruttamento di luoghi remoti – rimanendone estranei.
Un grave fraintendimento – presente tanto in chi parteggia per questo Occidente quanto, in parte, in chi lo contesta, è immaginare che essere “antioccidentali” significhi dichiararsi estranei alle tradizioni culturali e religiose dell’Europa. Questa è una sciocchezza clamorosa. È una sciocchezza innanzitutto perché il PRIMO nemico di OGNI tradizione culturale e religiosa, incluse tutte quelle europee, è l’Occidente.
L’Occidente – in quanto istanza di dominio a motore economico – è profondamente estraneo ad ogni spiritualità, ad ogni religione, ad ogni forma filosofica o artistica. I personaggetti, spesso con investitura politica, che vaneggiano di “Occidente cristiano” non capiscono che l’Occidente è non semplicemente secolare o ateo, ma è fondamentalmente alieno da ogni concezione che travalichi il calcolo costi-benefici.
Se un politico occidentale deve spiegare alla propria popolazione che una guerra, una violazione del diritto internazionale, una strage sono una cosa cattiva si impegnerà a spiegare che ne subiremo un danno economico, e questo è quanto. Un argomento è di successo non se spiega che un’abiezione è un’abiezione, ma che “sarà un boomerang”, “finiremo per perderci”, “ci sta costando troppo”, ecc. Possiamo aver appena visto i cadaveri straziati di donne e bambini, ma questo lascia l’Occidente perfettamente freddo: lo scalda capire se questa cosa metterà in crisi le borse.
Per capire che cos’è oggi l’Occidente, l’Occidente reale, non quello onirico della “donna-madre-italiana-cristiana”, può essere utile esaminare tre esternazioni, di questi ultimi giorni, di leader occidentali.
1) Peter Hegseth, Segretario alla Difesa statunitense:
“L’America, a prescindere da ciò che affermano le cosiddette istituzioni internazionali, sta lanciando l’attacco aereo più letale e preciso della storia. Tutto accadrà alle nostre condizioni, sotto il nostro dettato. Nessuna stupida regola di guerra, nessuna trappola volta a costruire nazioni, niente esercizi sulla costruzione della democrazia, nessuna guerra politicamente corretta. Combattiamo per vincere, non intendiamo sprecare tempo o vite.”
2) Il Cancelliere tedesco Merz
“Il diritto internazionale non si applica più efficacemente all’Iran” “Non è il momento per l’Europa di fare la predica agli Stati Uniti e a Israele sulla legalità delle loro azioni.” “Anni di sanzioni e condanne contro Teheran non hanno prodotto risultati tangibili. La posizione di debolezza dell’Europa non ha fatto che aggravare il problema.”
3) Il presidente francese Emmanuel Macron
ieri ha chiamato il Presidente della Repubblica iraniano Pezeshkian per chiedere all’Iran di “smettere di attaccare i paesi regionali”.
Hegseth è la schietta voce degli USA nella loro essenza più profonda: basta con tutte le chiacchiere intorno alle regole internazionali, la costruzione di nazioni, l’esportazione della democrazia, le regole di guerra, noi facciamo quello che facciamo perché vogliamo farlo e possiamo farlo. Non c’è nessuna possibile simmetria tra noi e gli altri. Noi esprimiamo la nostra potenza e gli altri devono subirla. Si noti di passaggio che se uno va a prendersi i discorsi in Germania del noto imbianchino austriaco, nonostante egli sia considerato univocamente il Male, non troverà mai dichiarazioni in cui non ci sia almeno un tentativo di spiegare (capziosamente) le proprie istanze come “giuste”. Qui siamo oltre. Rispetto al presente, anche Hitler sembra politicamente corretto. (Va notato, peraltro, come Hegseth applichi la nozione di “politicamente corretto” spostandolo dalle parole alle armi da fuoco, senza accorgersi della differenza.)
Merz è la voce di quell’Europa che si ritiene primariamente Occidente: la voce del doppio standard diventato seconda natura.
Anche Merz non si accorge minimamente di quello che dice e della sua portata. Parla dell’inutilità di aver comminato sanzioni all’Iran per anni (inutilità per quale fine? Per ricondurli alla vostre regole?), e sostiene che vista la loro inutilità si può passare ai bombardamenti, e che NON SAREMO NOI A “FARE LA PREDICA”. Cioè, per capirci: prima ricattate un paese per decenni perché, a VOSTRO insindacabile giudizio, avrebbe violato le VOSTRE “regole internazionali”. Poi con quelle regole decidete di pulirvi il deretano e ai vostri compagni di merende che le violano non fate neppure una “predica” (figuriamoci delle sanzioni). Il deflagrante doppio standard manco viene notato.
L’Occidente è quel luogo dove anche i doppi standard hanno doppi standard.
Infine Macron, che è la voce dell’Europa pienamente trasformata in Occidente, ma che continua a recitare la parte di essere legata alla tradizione europea, di avere qualcosa nell’anima di diverso dalla trimestrale di cassa.
Macron, modello di steatopigia facciale, come al solito sceglie di dimenticare tutti gli antecedenti e di far cominciare la storia dal punto desiderato: Sì, sì, dai paesi del Golfo partono attacchi al vostro paese, sì, sì, sono basi extraterritoriali di un paese che vi sta bombardando senza preavviso e senza dichiarazione di guerra, per la seconda volta in 9 mesi, sì, sì, le loro truppe sono stanziate in hotel per preservarle dai colpi sulle basi,… bla bla bla chemmenefotte a me…, MA INSOMMA, SMETTETELA DI ATTACCARE I PAESI REGIONALI!.
Ecco, la morale conclusiva è molto semplice. Oggi un cittadino europeo, un cittadino che si ritenga decente, passabilmente umano, o addirittura animato dall’amore della propria tradizione culturale e/o della religione e/o delle arti, non ha altra opzione che essere, e dichiararsi, antioccidentale.
L’Occidente non è l’Europa, non è l’Italia, non è il Cristianesimo, non è Dante, Cervantes, Bach, non è niente di tutto questo.
L’Occidente è il nome di un movimento storico e geopolitico degenerativo, un movimento che forse vincerà tutte le battaglie, ma perderà l’ultima guerra.
Io non me la prendo con le von der Leyen, con i Merz, con i Macron, con le Kallas, con i Tajani. Dopo tutto la loro ipocrisia, i loro doppi standard, le loro menzogne sono facilmente spiegabili: devono render conto a chi li ha messi là (che non è l’elettorato).
Io me la prendo con quelli che l’ipocrisia, i doppi standard, le menzogne le alimentano fervidamente a titolo gratuito.
Quando vedo le immagini di Teheran o di Beirut in questi giorni, quando vedo il quartiere Dahieh nel sud di Beirut, raso al suolo dai caccia israeliani, con 80 bambini morti (dati Unicef), quando vedo la scuola a Minab distrutta da un Tomahwak statunitense con 168 bambine dentro, quando vedo il cielo di Teheran occupato da un’apocalittica nube prodotta dal bombardamento dei depositi petroliferi, che si sta trasformando in pioggia acida (inaridendo tutto ciò che incontrerà e migrando verso l’Uzbekistan), quando vedo gli impianti di desalinizzazione colpiti e 700.000 cittadini iraniani trasformati in profughi senzatetto, quando vedo tutta questa catastrofe umanitaria ed ecologica, prodotta da un’aggressione unilaterale dei “nostri alleati”, una cosa non posso fare a meno di chiedermi:
Ma dove è finita la pletora delle associazioni dirittumaniste che chiedevano vendetta al cielo per l’eccessivo ricorso alla pena di morte in Iran?
Dove sono finiti i temibili attivisti climatici che imbrattavano musei per protestare contro le emissioni della Panda euro 5 e il gasolio per autotrazione?
Dove sono andati i gruppi di militanti dei diritti delle donne che inorridivano per lo strazio delle iraniane cui era raccomandato (non obbligato) lo hijab?
Dove sono finiti tutti questi utili idioti che hanno servito per anni a sostenere TUTTE le cause dell’establishment, pensando di essere alfieri del progresso? Questa gente che riempiva le rubriche di casi umani e storielle confezionate per promuovere la demonizzazione di intere nazioni?
Ora che a produrre stragi indiscriminate e catastrofi ecologiche mille volte peggiori sono quelli grossi, quelli con le atomiche, quelli con il portafoglio spesso e gli agganci giusti, ora, perché non li vedo incatenarsi ai cancelli dell’ambasciata di Israele o USA, come prima facevano con le ambasciate di chi gli USA dichiaravano essere “stati canaglia”? Perché non occupano le televisioni con condanne senza appello e grida di sdegno? Perché non tuonano dalle colonne dei giornali per richiamarci alla civiltà, al futuro del pianeta, alla necessità di soccorrere i popoli oppressi? Cos’è, questa settimana avevano judo?

Andrea Zhok

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