
L’attacco israeliano alle infrastrutture di gas naturale e petrolchimiche di South Pars, vicino Asaluyeh corre il rischio di essere un momento di svolta a livello mondiale.
L’infrastruttura colpita è la più importante infrastruttura energetica dell’Iran. L’attacco è gravissimo per le conseguenze potenziali.
La reazione, obbligata, non si farà attendere.
Il portavoce del governo iraniano ha già annunciato che tutte le infrastrutture energetiche regionali (Arabia Saudita, Iraq, Qatar, Emirati Arabi, Bahrain) diventano ora un bersaglio e “verranno rase al suolo”.
A prescindere da quanta parte di questa minaccia verrà realizzata, l’effetto oramai è destinato a superare l’impatto della crisi energetica del 1973-1975.
Si profila all’orizzonte una recessione mondiale.
L’Europa corre il rischio più grande, priva com’è di alternative energetiche.
La folle politica europea tra finto “green” e politiche russofobe ci ha messo tutti in un angolo suicida.
Mi chiedo se le varie Confindustrie nazionali siano così prone ai governi da non riuscire a far sentire la propria voce.
L’Europa corre il rischio di trasformarsi in un’area deindustrializzata (che è peggio di “in via di sviluppo”) in un arco di tempo brevissimo.
Incidentalmente il danno ambientale per la regione è già enorme e sarà inaudito.
L’escalation criminale promossa da Trump e dall’entità sionista sarà pagata duramente da tutti.
Andrea Zhok
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