La logica in cui l’Occidente a guida israeloamericana si è infilata è una logica perversa e pericolosissima, una logica dell’escalation distruttiva come unico orizzonte percorribile. Se non emergeranno presto contropoteri interni (agli USA, improbabile nell’entità sionista), a premere per un disimpegno, l’orizzonte che si prepara è quello di una catastrofe.
Al bombardamento dell’area del sito nucleare di Natanz, l’Iran ha risposto bombardando l’area del sito nucleare di Dimona in Israele; all’attacco ai depositi di gas dell’isola di Kharg, l’Iran ha risposto attaccando i più grandi depositi strategici e le raffinerie del Golfo; le minacce si succedono alle minacce con prospettive di distruzione che coinvolgono gli impianti di desalinizzazione, la cablatura intercontinentale su cui viaggia gran parte del traffico internet mondiale, e all’orizzonte la possibilità di un attacco decisivo diretto alle rispettive centrali nucleari, con la prospettiva di una creazione di due Chernobyl in una zona da cui proviene la metà delle risorse energetiche del pianeta.
Mentre la pura e semplice distruzione di risorse militari e civili nel breve periodo può avere una logica di potere, la compromissione delle risorse energetiche di lungo periodo non ne ha nessuna.
La “logica di potere” qui è la distruzione di risorse che alimenta commesse e rafforza la posizione di chi, detenendo grandi capitali da investire, si proporrà per la ricostruzione postbellica.
Ma una compromissione a tempo indeterminato della cablatura sottomarina del Golfo Persico (FEA, SEA-ME-WE 4 & 5), così come una duratura compromissione delle risorse energetiche disponibili finirebbe per colpire anche i retroterra più solidi, gettando nella miseria centinaia di milioni di persone e creando aree di conflitto interno ed esterno un po’ ovunque, anche nei paesi aggressori.
La domanda che in molti si pongono è: com’è possibile che un orizzonte così manifestamente irrazionale, irrazionale anche per i più cinici tra i potenti, continui ad essere percorso?
Io credo che una risposta, non l’unica, ma significativa sia legata a quella che possiamo chiamare il DOMINIO DELLA MENZOGNA nel mondo Occidentale. La dinamica che le classi dirigenti occidentali sono abituate ad abitare è tale per cui, se riesci a supportare una menzogna in forme persuasive, queste menzogne ti permettono di modellare la realtà.
È, ad esempio, il meccanismo delle bolle finanziarie e dell’insider trading: se si sparge una voce in maniera persuasiva, questa diventerà prospettiva di profitto, dunque valore azionario, dunque denaro, dunque potere d’acquisto di beni reali: una menzogna ben supportata e ti compri un’isola.
Stessa cosa sul piano della democrazia rappresentativa: se riesci a costruire un sistema di propaganda efficace, convinci almeno pro tempore l’elettorato, e la trasformazione delle coscienze attraverso la menzogna si trasforma nelle urne in potere reale.
La stessa dinamica viene adoperata costantemente sul piano internazionale. Si seminano per anni menzogne diffamatorie, distorsioni fuorvianti, maldicenze e miti metropolitani a scapito dei propri avversari in politica internazionale. Questo lavoro viene organizzato da strutture meticolose e assai ben finanziate, connesse alle centrali di intelligence. Poi, quando serve, si raccoglie quanto seminato, dando fuoco alla benzina dell’indignazione pubblica e accreditando le varie iniziative di aggressione (embargo, bombardamenti umanitari, assassinii politici, eventualmente invasioni dirette).
Due esempi.
All’indomani del 7 ottobre 2023 i media israeliani diffusero la narrazione di 40 neonati decapitati da Hamas. La notizia venne ripresa sollecitamente da tutti i media occidentali, cominciò a circolare sui social, ad essere usata come premessa tacita delle discussioni successive e giustificazione del genocidio in corso; 6 mesi dopo, quando da tempo era chiaro come fosse stata una fake news costruita ad arte, la notizia continuava ad imperversare sui social e a muovere coscienze.
Similmente, qualche giorno dopo la trasformazione delle proteste pubbliche in Iran in un tentativo di “rivoluzione colorata” infiltrata dal Mossad (infiltrazione rivendicata poi dagli israeliani) una ONG canadese mise in giro il numero di “32.000 giovani manifestanti” giustiziati dal regime. La voce rinviava a “fonti interne” all’Iran. Il numero cominciò a girare vorticosamente, sorretto da quel poderoso investimento propagandistico che è la Hasbara sionista. La cifra era apparsa immediatamente implausibile anche sul piano schiettamente pratico (ad Auschwitz al picco della soluzione finale, in quella che era una macchina pensata per lo sterminio sistematico e l’incenerimento di soggetti già catturati ed inermi, si arrivava a un migliaio di internati uccisi al giorno: quello che ad Auschwitz al massimo dell’efficienza avrebbe richiesto un mese, la polizia iraniana lo avrebbe fatto in tre giorni). Quella voce non è mai stata corroborata da una singola prova documentale. Ma ancora oggi un enorme numero di cocorite del web continua a ripetere quel numero magico come fosse un dato da cui partire per ragionare.
Ecco, il problema di fondo in cui sguazziamo è che le nostre classi dirigenti, i Trump, le von der Leyen, gli Hegseth, i Nethanyahu sono abituati a vivere in un mondo, il loro mondo, in cui se domini la narrazione a colpi di balle ben finanziate, poi la realtà si limiterà a seguire docile, adeguandosi a posteriori.
E questo sul piano interno è assai spesso vero.
Il problema è quando pensano di poter applicare questo stesso meccanismo indiscriminatamente a tutto il mondo esterno, ai rapporti internazionali. Esso funziona finché i paesi cui ci si rivolge sono impotenti, sottomessi o complici. Ma quando queste condizioni non si verificano, quei soggetti, abituati a pensare al potere magico di frottole foderate di contanti, di fandonie allegate a bonifici, faticano a uscire dalla bolla illusoria in cui dominano. Essi appaiono perciò refrattari alla refutazione, ai contro argomenti, alla percezione degli spigoli della realtà. Continuano a pensare che l’incantesimo della menzogna creativa piegherà magicamente il mondo, finendo per credere essi stessi alle proprie fantasie.
Finché l’incantesimo non gli si rivolterà contro, portando loro e tutti quelli che sono caduti sotto il medesimo sortilegio, insieme, nel baratro.

Andrea Zhok

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