Il 1 maggio del 1969, nella casa dello Studente di Via Cesare de Lollis, a Roma, si costituì, con un convegno nazionale, l’Organizzazione Lotta di Popolo.

Lotta di Popolo (OLP) ereditava la battaglia iniziata con il Movimento studentesco di Giurisprudenza, autore della più lunga autogestione italiana di una facoltà alla Sapienza di Roma e formato da una comunità di giovani che già l’anno prima, nel ’68, aveva partecipato in prima linea alle battaglie studentesche e politiche sociali e antimperialiste di tutta una generazione unita al di fuori delle stolide divisioni tra “destra” e “sinistra”, fino ad allora adottate dal sistema per dividere ed opprimere il popolo.

Tra i promotori del movimento studentesco di Giurisprudenza e quindi dell’Organizzazione Lotta di Popolo figuravano esponenti e militanti di gruppi universitari quali Primula – che faceva a sua volta riferimento alla “neogollista” UDNR (Nuova Repubblica) di Randolfo Pacciardi, il Movimento studentesco operaio di Avanguardia, gli eretici missini del Fuan Caravella, alcuni gruppi nazionalpopolari legati alla rivista L’Orologio e giovani di Jeune Europe, movimento europeista fondato da Jean Francois Thiriart, in Belgio e in Europa.

Con Lotta di popolo si consolidava una continuità di battaglie studentesche e giovanili, culminate l’anno prima nella espulsione dei partiti – a cominciare dal Msi e dal Pci – dalle Università con la cancellazione dei cosiddetti organismi rappresentativi universitari, “parlamentini” lottizzati tra le fazioni del sistema e con la battaglia di Valle Giulia contro la polizia e per un mondo multipolare contro la guerra americana contro l’unità e l’indipendenza del Viet-Nam.

Nei volantini del movimento, si denunciava la divisione del mondo di allora in due blocchi, anche militari, sancita a Jalta sulle rovine dell’Europa, si condannavano i trattati di sudditanza alle superpotenze e agli organismi internazionali loro satelliti come la Nato, il Patto di Varsavia o il Trattato di non proliferazione nucleare voluti dagli Stati Uniti e dall’Unione sovietica per dominare ogni nazione del pianeta.

Sulla onnipresente polemica fascismo-antifascismo, il movimento sosteneva che erano contrapposizioni create dal sistema per incanalare le forze rivoluzionarie, rilanciando l’idea forza dell’unità del popolo italiano al di fuori dei partiti e delle istituzioni per liberarsi dall’oppressione politica, economica e culturale dell’imperialismo russo-americano e dei suoi alleati, Vaticano e sionismo internazionale.
L’Organizzazione Lotta di Popolo fu avversata da tutto il sistema partitocratico – di destra, di centro, di sinistra – in quanto rea di essersi distaccata dalla logica degli opposti estremismi che stava portando alla lotta armata allo stragismo.

L’Olp, dopo l’apertura di sezioni nazionali in Europa (Lutte du Peuple, Lucha del Pueblo, Volks Kampf) e una scissione ‘romana’ nel 1973, continuò in Italia la sua battaglia fino al 1975, quando sospese la sua azione organizzata per non cadere vittima delle provocazioni di Stato o degli anni di piombo.

Da allora e fino ad oggi, i suoi promotori e militanti si ritrovarono costantemente sullo stesso fronte – lo possiamo affermare con certezza e con prove documentali – in preveggenti attività di analisi geopolitica, di critica sociale, di denuncia generale e di proposte di rinascita contro la decadenza culturale del nostro popolo.