Vedo stamane che il signore, economista accademico, che ieri si è lanciato in un’invettiva flamboyant nei miei confronti, è tornato alla carica con una seconda invettiva, in cui sembra pensi che io desideri inviargli i padrini per un duello.
Ora, io non so che vita abbia il suttaciuto, ma sembra essere piuttosto tediosa se trova tutto sto tempo per questo roboante sciocchezzaio.
Ovviamente il duello personale non interessa a nessuno, tantomeno a me, e tantomeno con soggetti incontinenti. Di narcisismo accademico ce n’è già troppo in giro per prendere in considerazione stupidaggini del genere.
L’unica cosa che mi preme replicare qui ha a che fare non con lo spiacevole episodio, ma con una rilevante questione di contenuto, questa sì meritevole di estesa disamina (che qui mi limiterò a delineare per voci principali).
Il personaggio di cui sopra appartiene organicamente a quella configurazione di marxismo (AVS, Manifesto, ecc.) che ha passato la data di scadenza da mezzo secolo e che, siccome ogni tanto viene cooptato a fare da spalla al PD, pensa di contare ancora qualcosa nel dibattito contemporaneo.
L’unico problema reale che essi pongono è quello di tenere in ostaggio Marx e i suoi strumenti analitici, autodefinendosi come suoi esecutori testamentari. Questo sì che è un problema, perché molti aspetti della lezione marxiana sono ancor oggi cruciali per intendere il presente, e finché la gente penserà che quella lezione è rappresentata da quei marxisti, quell’intera lezione andrà perduta come sterile, astratta, irricevibile.
Questi marxisti in salsa postmoderna presentano diversi fondamentali punti ciechi nella loro lettura della realtà. Mi limito a ricordarne quattro, perché sono quelli che di solito vengono da loro agitati nelle loro battute di caccia ai “rossobruni”.
1) Il tema della rivendicazione di sovranità nazionale, da loro rimosso, e strettamente connesso all’enorme problema delle ondate migratorie, della globalizzazione finanziaria, della perdita di tenuta culturale ed educativa del paese, della subordinazione a organismi transanzionali come la Nato, l’OMS, l’UE.
2) Il tema della natura umana, da loro cancellato in un demenziale relativismo storico-culturale illimitato, dove fioriscono tutte le bizzarre teorizzazioni woke, incluse derive allucinanti come il mercato delle gravidanze surrogate.
3) Il tema del rapporto tra scienza e società, dove dimostrano regolarmente un agghiacciante conformismo positivistico e una disperante inconsapevolezza dei meccanismi di sociologia della scienza e del coacervo di interessi che edificano, almeno nel breve termine, l’intrapresa scientifica. Questo lo si è visto nel modo più cristallino in pandemia, quando la totalità di questi soggetti ha abbracciato in maniera vergognosa ogni tipo di irrazionale prevaricazione nel nome della “Scienza”.
4) Il tema dei rapporti con altre culture e soprattutto con altre tradizioni religiose, dove il relativismo storico-culturale, operante quando si parla di biologia (sic!) scompare proprio quando si parla di costumi. Trattano la biologia come se fosse un costume privato, e trattano costumi millenari come se fossero giudicabili con obiettività scientifica. Una marmellata mentale sconcertante. Ma una marmellata mentale comodissima, perché gli permette di stare dalla parte dell’illuminato Occidente (cioè della Nato, dell’UE, degli USa, ecc.) contro tutti gli stati che i mercati internazionali vorrebbero far fuori (Russia, Cina, Iran, ecc.). Dunque, alla fin fine, se ne stanno sempre comodi dalla parte dei veri detentori del potere, che gli concede grato un po’ di visibilità.
Questi quattro temi vengono da loro stigmatizzati per denigrare le uniche letture della tradizione marxiana che potrebbero mordere la realtà presente e avviare un vero processo “rivoluzionario”, un mutamento di paradigma.
Quelli che rivendicano quei quattro temi vengono da loro chiamati “rossobruni”.
E, come ho detto, più volte, in considerazione del fatto che non esiste alcuna definizione storicamente accreditata di “rossobrunismo” (pare che la prima menzione del termine sia stata applicata dall’alcolista Eltsin al comunista russo Zyuganov), ebbene, e rossobrunismo sia.
Impariamo a rivendicare l’espressione con orgoglio, perché le accuse di simili avversari sono medaglie.

Andrea Zhok

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