Il noto attore serbo Mikij Manojlivić è sceso in campo e – in piena battaglia elettorale – si è schierato con il presidente della Repubblica (e leader di Serbia Unita) Aleksandar Vucić. Manojlović non si è risparmiato e, nel panegirico, ha paragonato l’attuale capo di Stato serbo a De Gaulle. E poi, anche a Winston Churchill. Ha sottolineato poi che le opposizioni schierate contro Vucić ‘vagano in ordine sparso’ e senza un definito programma.
Il beneficato leader serbo, con una nota sul social Instagram, ha subito ringraziato l’artista dichiarando che “l’unità tra i serbi permetterà di raggiungere altri ambiziosi obiettivi in favore dei cittadini”.
È bene tuttavia far notare a tale commentatore non soltanto che la distanza tra Vucić e De Gaulle è abissale ma che anche i programmi portati avanti dal leader francese sono lontani anni luce da quelli di Vucić. (Su Churchill, meglio astenersi: forse le capriole opportuniste del primo Churchill tra destra radicale e sinistra possono essere un po’ comparate…).
Tra ‘vucicismo’ e ‘gollismo’ c’è la stessa differenza che esiste tra il giorno e la notte.
De Gaulle, nel dopoguerra, è stato un cultore dell’etica in politica, era un vero sovranista (Force de frappe nucleare, no alla C.E.D.. quella ‘comunità europea di difesa’ comune – a guida atlantica, però…, no allo strapotere USA e anglosionista, ritiro delle riserve auree dal controllo USA, decolonizzazione e politiche a favore dell ‘autodeterminazione dei popoli, partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende: fino a quell’autogestione non realizzata per una sconfitta a pochi mesi della sua morte).
Vucić, dopo il tirocinio’ al governo nel 1999 e nel partito radicale (nazionalista) di Seselj, nulla di tutto questo. Molto equilibrista tra Washington e Mosca, con il piede in due staffe tra UE e non UE, molto attento alle opportunità finanziarie che si presentano, molto attivo nel trasformare Belgrado in una mini-Dubai e nell’incentivare l’economia a suon di gare d’appalto internazionali (con la conseguente cessione di parti della sovranità economica al sistema globalista lib-dem) e così via.
L’unica verità vera è che l’opposizione non ha certo un programma unitario.
In particolare la dissidenza che si è coagulata attorno agli studenti per chiedere la ‘lotta alla corruzione del sistema’ (e che è lo sfidante maggiore del partito di Vucić), naviga secondo il vento che spira.
Che soffia a volte nella direzione globalista impressa da quella parte di oppositori ancora allettati dal mondo occidentalista, egoista e triviale sbandierato dai Soros e dai loro seguaci.
Altre volte soffia nella direzione del sovranismo serbo, con particolare riguardo alla questione del Kosovo irredento.
Altre volte fa muovere la barca del dissenso verso lidi incompresi non soltanto dai più ma dagli stessi studenti promotori di due anni di un blocco di scuole e università pubbliche servito soltanto alle società d’istruzione private per fare profitti e sfornare pergamene.
Il voto in Serbia, comunque vada, non porterà ad alcun sostanziale cambiamento. O tutto proseguirà nella direzione di adesso o una coalizione di dissidenti – anche tra loro – navigherà a vista e poco.
Come dejà vu con i governi seguiti alla caduta di Milosević.

Allosanfan

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